Era la mattina di Natale e Calza la gatta non vedeva l’ora che tutti si svegliassero per aprire i regali. Così, anche se erano le quattro del mattino, decise che era arrivato il momento di mettersi a miagolare: “Miiiiiiaoooo, miiiiiiaoooo, miiiiaoooo!”. Luca e Nicolò, che stavano dormendo profondamente, furono svegliati all’improvviso dal miagolio di Calza; sperando che, ignorandola, smettesse di fare chiasso, provarono a rimettersi a dormire. Tutto inutile: più loro fingevano di dormire, più forte lei miagolava. All’ennesimo strepito, Luca e Nicolò si alzarono stropicciandosi gli occhi, presero in braccio la gatta e le chiesero con pazienza: «Calza, cosa c’è?». La gatta li guardò con occhi feroci: era chiaro che volesse aprire i regali di Natale e finché i due ragazzi non andarono l’albero addobbato e non le consegnarono tutti i suoi pacchetti infiocchettati, Calza li fissò con sguardo assassino. Solo quando fu finalmente circondata dai regali, si calmò e, con fare disinvolto, iniziò a leccarsi con grande cura zampe e pancia. Luca e Nicolò sapevano bene che, se se ne fossero tornati a letto prima che aprisse i pacchi, Calza avrebbe ripreso a strillare; e così, rassegnati, aspettarono che finisse di farsi la doccia. Dopo circa venti minuti di cure igieniche, Calza iniziò ad aprire il primo pacchetto: dentro c’era un pesciolino di plastica, che defenestrò prontamente con noncuranza lanciando contemporaneamente uno sguardo di disapprovazione ai fratelli. Nel secondo trovò una lattina di paté di carne con fegato e frutti rossi preparata personalmente da un grande chef francese; alla sua vista Calza squadrò con disappunto i due ragazzi e tirò la lattina oltre il divano. Il terzo pacchetto prometteva bene perché emetteva un allegro tintinnio che generò sul musetto di Calza un moto di stupito interesse. Peccato che al suo interno non ci fosse altro che un topolino di pezza con un sonaglino al collo. Gli occhietti contrariati di Calza fecero letteralmente rabbrividire Luca e Nicolò che si affrettarono a porgerle un quarto ed ultimo pacco. Si trattava del più grande tra tutti i regali che erano sotto l’albero di Natale. Calza ostentò disinteresse, ma nel suo intimo era colpita. Con calma maestosa tolse il nastro e ruppe la carta, ne divaricò i lembi lentamente, studiando l’ansia che si manifestava sui volti preoccupati dei due fratelli. Poi, finalmente, sembrò contenta: il quarto regalo era una grande scatola di cartone vuota. Ci balzò goffamente all’interno, solo dopo essere rimasta in bilico con le zampe posteriori sul bordo e aver preso a scalciare l’aria per diversi secondi. Quando si fu accoccolata nello scatolone, chiuse con soddisfazione gli occhietti, congedando così i due ragazzi che poterono ritornare a letto. E tutti furono felici e contenti.